| PIANTO DI GIACOBBE, Giacomo Cavedoni |
| tela, cm. 175x100 |
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Il vecchio Giacobbe prorompe in lacrime vedendo la tunica insanguinata del figlio, che i fratelli invidiosi hanno in realta' sporcato col sangue d'un capretto dopo aver venduto Giuseppe ad una carovana di mercanti, per far credere al padre che egli sia stato sbranato da una fiera. Per maggiore evidenza didascalica il pittore non si perita di inserire un cartiglio con la citazione biblica "Jacob ait, tunica filii mei est". Il dipinto si inserisce agevolmente nella fase piu' intensa della produzione di Giacomo Cavedoni: non sembrano troppo lontani infatti gli anni della bellissima pala di SantAlo' , ora nella Pinacoteca Nazionale di Bologna datata 1614, o ancora delle tele in San Paolo, di poco precedenti, raffiguranti l'Adorazione dei magi e l' Adorazione dei pastori. Se le connotazioni stilistiche rimandano all'esempio dei Carracci, il taglio ravvicinato e il violento battito della luce fanno pensare qui anche ai modelli della cultura romana di ambito caravaggesco. Sappiamo infatti che il Cavedoni si reco' a Roma. Il suo intervento al Palazzo del Quirinale col Reni non pote' essere che marginale, ma l'occasione fu provvida per fargli conoscere le piu' importanti novita' della cultura romana di quegli anni. |
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